Agenda Digitale

 

 

“Ogni mattina, in Africa, una gazzella si sveglia, sa che deve correre più in fretta del leone o verrà uccisa. Ogni mattina, in Africa, un leone si sveglia, sa che deve correre più in fretta della gazzella, o morirà di fame. Quando il sole sorge, non importa se sei un leone o una gazzella: L’importante è che cominci a correre…”

Ora, io non sono un leone né una gazzella, e credo nemmeno voi lo siate, eppure ci alziamo ogni mattina ed iniziamo a correre.

Vi chiederete perchè, dopo qualche giorno di silenzio, ho pensato di scrivere un post partendo da questo conosciutissimo proverbio africano. Oggi non condividerò con voi argomenti legati al ‘fare’ marketing online, nuova forma di artigianato digitale che mi appassiona, mi piacerebbe invece invitarvi a qualche riflessione.

Agenda digitale come strumento di crescita

Lunedì 2 febbraio ho partecipato ad un evento sui temi dell’Agenda Digitale come strumento per la crescita, l’ho fatto nel contesto della mia regione, il Veneto, e nei panni di Digital Champion.

L’incontro è stato molto partecipato, ha visto la presenza di importanti relatori, una buona partecipazione istituzionale , testimonial significativi in vari settori dell’innovazione, dal cloud, ai big data, passando per l’istruzione e per alcune realtà di eccellenza già presenti sul territorio (di quelle che non hanno aspettato ad avere un’agenda digitale regionale per fare innovazione, per capirci), il tutto coadiuvato da giornalisti conosciuti quali Riccardo Luna, Digital Champion italiano, e Alessandro Longo, giornalista di La Repubblica.

Innovare, fare tutti qualcosa. In caso contrario non saranno solo i singoli a soccombere, ma un’intera collettività

Tanti interventi, tante belle realtà. Ok, ma come leghiamo tutto questo al proverbio africano?

Il filo comune credo sia l’impegno.

Voglio leggere quel proverbio, non tanto cogliendo il significato più immediato, che potrebbe essere quello del darsi da fare per non soccombere in un mondo duro e difficile, quanto nello stimolo e ‘fare’ tutti qualcosa, compatibilmente con la nostra storia, formazione e ruoli.

In caso contrario non saranno solo i singoli a soccombere, ma un’intera collettività.

Non mi stancherò mai di dire che, a mio modesto parere, ci troviamo ad un punto cruciale, ad uno snodo strategico relativamente la competitività del nostro paese; se perdiamo un altro treno, probabilmente, il distacco da chi ha investito e creduto nell’innovazione diventerà incolmabile.

Eccola la parola chiave, innovazione. Mi è piaciuto molto leggere oggi un articolo su Ninja Marketing, quattro suggerimenti per essere più innovativi e produttivi sul lavoro.

L’articolo inizia proprio dal significato di innovazione; il primo utilizzo nel 1911 del termine innovazione da parte dell’economista austriaco Joseph A. Schumpeter“intesa come quella riguardante un processo o un prodotto che garantisce risultati o benefici maggiori, apportando quindi un progresso sociale.”

Ognuno quindi può portare innovazione nel suo ambito di competenza, al di là del settore in cui opera e dal ruolo ricoperto.

Per fare la differenza, pensiamo digitale

Per quanto riguarda il digitale, nel corso dell’incontro di lunedì scorso, ho colto molti spunti di riflessione. Quello che mi ha dato conferma, in modo forte e chiaro, di alcune osservazioni già avute nel corso della mia esperienza professionale è chenon possiamo convertire quanto nato analogico e renderlo digitale soltanto apportando qualche restyling. Non è possibile farlo per un progetto, per un’azienda e nemmeno per una persona.

Possiamo fare la differenza in un solo modo: pensando digitale.

Una persona non diventerà digitale solo perchè ha un profilo sui Social, dovrà cambiare mentalità, così il suo essere digitale pervaderà tutta la sua vita,diventerà consapevolezza e l’aiuterà a decidere i comportamenti da tenere, apportando un cambiamento concreto, oltre che qualche conseguenza da gestire.

Stessa cosa per le realtà aziendali, inutile vestirsi da innovatori, aprire profili social ma poi mantenere modelli di business e comportamenti vecchio stile.

Diversamente, tutto diventa un bluff, e ben presto si sgonfia inesorabilmente.

Voi cosa ne pensate? Alla luce degli importanti cambiamenti che vediamo tutti i giorni attuarsi nel mondo del lavoro, siamo pronti culturalmente, a gestirli? Ritenete che le vostre realtà aziendali, o quelle che frequentate come professionisti, siano mature per accettare la sfida del cambiamento e dell’innovazione?

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