Digital Champions

 

Credo fermamente che il cambiamento passi per il movimento. Condividi il Tweet

Datemi un esempio di evoluzione, crescita, sviluppo, progresso, miglioramento, ottenuti con l’immobilità e l’accettazione dello status quo, e sarò pronta a ricredermi.

E’ per questo che, quando Riccardo Luna è stato nominato Digital Champion italianoho pensato di offrire la mia disponibilità ed impegnarmi per la digitalizzazione del nostro Paese.

Non viviamo nel migliore dei mondi possibili, ne siano tutti coscienti, e tutto quello che si fa può essere fatto in vari modi. Probabilmente ognuno riterrà migliore il SUO.

Però io oggi sono orgogliosa di dirvi che #sonodigitalchampion di Campolongo sul Brenta, un piccolo comune in provincia di Vicenza, posizionato all’imbocco della Valbrenta, poco lontano da Bassano del Grappa.

Ma cosa significa essere digital chiampion? Lo spiega benissimo Riccardo Luna con Il Manifesto dei Digital Champion.

L’argomento è stato molto discusso, a partire dalla modalità di scelta dello zoccolo duro, del primo nucleo centrale di 100 DC istituito il 20 novembre 2014, poi per lecritiche di personalismo a Luna e alla volontà, da parte di una certa parte di media e socialmediacosi, di trovare la falla in un sistema fondato su questi “ambasciatori dell’innovazione”, volontari, non retribuiti e senza budget a disposizione.

Se ci fossero state procedure diverse di ingresso, certificazioni e, conseguentemente, retribuzioni e budget, si sarebbe trovato qualcos’altro da recriminare, probabilmente bloccando tutto.

Invece, creando un’operazione che ricalca le logiche dell’influencer marketing, evangelisti che si prestano a diffondere con l’esempio e un impegno di volontariato la cultura digitale, venendo ripagati e motivati dalla creazione di una rete di contattie dalla consapevolezza di aver provato a fare il bene della collettività, tutte le dietrologie perdono decisamente senso. Rimane una dimostrazione concreta di impegno che aiuti questo nostro Paese ad uscire dal loop di autocommiserazione in cui è caduto e si decida finalmente a sperare nel futuro.

Per quanto mi riguarda, ho raccolto la sfida a diffondere la cultura digitale in un Paese che ha ancora tantissima strada da fare. Ma anche tantissima voglia di percorrerla e di innovarsi veramente. Partendo dalla mia realtà quotidiana, dal mio piccolo comune di provincia.

Cercherò di promuovere concrete occasioni di incontro, di dialogare con le amministrazioni locali e farmi promotrice di progetti che avvicinino chi è nato digitale a chi non lo è affatto, ma ha tanto da raccontare.

Siamo già in tanti. Saremo molti di più.

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