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Ci riflettevo da un po’, ed ero sempre più infastidita da quel pensiero che mi tornava, e che scacciavo, anche più volte al giorno.

Niente di grave, sia ben chiaro, nessun cruccio esistenziale. O forse no, un po’ di esistenziale c’è. Perchè mai come oggi, mi trovo a riflettere sul nostro effettivo stare in rete. Il pensiero, che insistentemente scacciavo, era la voglia di mettere nero su bianco le mie riflessioni.

Sappiamo bene che affrontare argomenti scomodi, che entrano nell’ambito del comportamento sociale, può diventare un boomerang e tornarci indietro quando meno ce lo aspettiamo. Nonostante questo, impossibile tenermi dentro sensazioni fastidiose che arrivano, se ne vanno, ma mai completamente, e che comunque devo estirpare, esternandole, se voglio continuare serena per la mia strada.

Ecco che, neanche a farlo apposta, mi sono imbattuta negli ultimi giorni in notizie, post e letture che, inevitabilmente, mi facevano riflettere su questo tema. Cosa significa comunicare tramite il web, che impatto ha avuto sulle persone questa incredibile libertà di espressione, questo accesso democratico ai mezzi di comunicazione di massa?

L’argomento si presta alle più disparate considerazioni che toccano, come dicevo, ambiti antropologici e vanno dalla psicologia sociale alla filosofia, scomodando spesso la psicoanalisi.

Non ho le competenze per addentrarmi in analisi scientifiche ma, considerata la frequentazione attiva della rete da un abbondante decennio, qualche idea me la sono fatta.

Forse è arrivato il momento di riflettere

Un paio di giorni fa Umberto Eco, affermava

“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere. Mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. E’ l’invasione degli imbecilli”

Ora, ammesso che abbia detto esattamente queste parole, presa così, l’affermazione è quanto di più veritiero si possa dire.

In effetti la rete, proprio in quanto accessibile e democratica, offre a tutti opportunità di espressione. Anche al fanfarone che prima poteva farlo solo al bar, vantandosi dell’ultima conquista con gli amici, mostrando l’auto nuova, dando della zoccola alla politica/collega/vip di turno. Adesso tutti possono esprimere il loro modo di essere e di pensare, scrivendolo in un blog, in una frase sui social, in un commento. Senza filtri, perché considerano la rete un elemento intangibile, dove è lecito dire qualsiasi cosa passi per la testa, senza curarsi delle conseguenze.

Il web ci offre possibilità ed opportunità che, qualche anno fa, non ci saremmo neppure sognati. Per quanto mi riguarda, ha cambiato la mia vita professionale e mi ha aperto prospettive insperate. Credo che questo discorso valga per tante persone.

[bctt tweet=”Ma i comportamenti umani sono sempre gli stessi, per cambiarli dovrebbe cambiare l’umanità.”]

Riporto ancora un passo delle affermazioni di Eco, che ritengo piuttosto interessante:

“I giornali dovrebbero dedicare almeno due pagine all’analisi critica dei siti, così come i professori dovrebbero insegnare ai ragazzi a utilizzare i siti per fare i temi. Saper copiare è una virtù ma bisogna paragonare le informazioni per capire se sono attendibili o meno”.

Eco vede un roseo futuro per la carta stampata.

“C’è un ritorno al cartaceo. Aziende degli Usa che hanno vissuto e trionfato su internet hanno comprato giornali. Questo mi dice che c’è un avvenire, il giornale non scomparirà almeno per gli anni che mi è consentito di vivere. A maggior ragione nell’era di internet in cui imperversa la sindrome del complotto e proliferano bufale”.

Tanta carne al fuoco.

Se parliamo di giornali cartacei, beh, mi piacerebbe leggere la loro analisi critica dei siti web. Mi perdoni il prof. Eco ma la proposta non sta i piedi. Chi farebbe questa ‘analisi critica delle pagine dei siti’, i giornalisti?! Gli stessi che prendono la prima e l’ultima frase di un discorso e ne confezionano articoli superficiali, travisando il senso originale di quello che una persona, forse anche lo stesso Eco in questa occasione, ha realmente affermato?

E poi che notizie dovrebbero ‘analizzare’, quelle che tutti i giorni arrivano dalla rete, direttamente dalle persone che le vivono di prima persona? Al prof. Eco sfugge, forse, che la logica del web ha completamente rivoluzionato il modo di approcciare le informazioni. Possiamo poi dire che ci sono ancora differenze tra le notizie pubblicate sui giornali e quelle che circolano sul web?

Ecco, se dobbiamo delegare l’analisi dell’attendibilità delle informazioni pubblicate in una pagina web, che almeno si ragioni in termini di competenza, affidabilità e capacità comunicativa. Si, perchè come scriveva ieri Rudy Bandiera, la cosa fondamentale, in questa nostra era digitale, è rendere accessibile al maggior numero di persone quello che vogliamo comunicare, non ‘ammorbarli’ di nozioni e contenuti comprensibili solo a nicchie di persone.

Ed eccoci arrivati ad un punto dolente della rete

Al mondo ci sono circa 3 miliardi di persone che hanno accesso ad internet. Potenzialmente, tutte queste persone possono dire la loro, esprimersi, influenzare altre persone. Potremmo dire che, sotto questo aspetto, il web è effettivamente il canale più democratico mai esistito prima.

Ma è veramente così?

Abbiamo trasportato nella rete il nostro agire, senza tener conto delle dinamiche inedite che si sarebbero instaurate. L’influencer, di per sé una figura sempre esistita, ha acquisito un potere e un raggio di azione, riservati, qualche anno fa solo a qualche vip, e sono diventati le star del web. (Quanti influencer imbecilli ci sono in rete?)

E poi, una continua corsa al contenuto, al post, alla conquista della nicchia, alla ricerca del consenso, del like, dell’approvazione del nostro gruppo, più o meno vasto, al commento provocatorio che può farti emergere, dalla miriade di contenuti immessi ogni giorno su internet.

Innanzi tutto, dovremmo accettare il fatto che abbiamo aggiunto uno strato in più di deus ex machina digitali alla nostra personale storia di ogni giorno. In secondo luogo, le dinamiche sociali non sono state democratizzare per niente, non stiamo vivendo un percorso verso l’uguaglianza e l’abbattimento delle barriere. Anzi. Paradossalmente le barriere sembrano più resistenti, le posizioni più rigide, i gruppi più esclusivi.

Qualche settimana fa ho letto una trilogia da adolescenti (lo so, la sera avevo bisogno di ‘staccare’…). Per farla breve, l’autrice ipotizzava un mondo, che poi si scoprirà non un mondo, ma una sola città, diviso in fazioni. Eruditi, candidi, pacifici, intrepidi, abneganti. Ogni fazione un gruppo con regole e compiti precisi, una parvenza di società perfetta, l’illusione di essere tutti al posto giusto e la sicurezza di non dover interferire tra i vari gruppi. Chi lo faceva era un reietto, un escluso, o un divergente.

Ecco, fate le vostre riflessioni, ma credo che qualche conto dovremmo iniziare a farlo.

Se non altro per aumentare la nostra consapevolezza che non viviamo nel migliore dei mondi possibili (anche se poterci esprimere liberamente è sempre una gran cosa) e non svegliarci, fra qualche tempo, dall’illusione di aver navigato nel grande oceano del web, libero, aperto e democratico, mentre si sguazzava in uno stagno artificiale costruito da qualcuno per permetterci a malapena di bagnarci le piume.

Mi piacerebbe sapere tu cosa ne pensi. Sei d’accordo con le affermazioni di Umberto Eco? E cosa pensi delle mie riflessioni?

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