Web marketing
Ogni mese viene rilasciato lo strumento che «cambia tutto». E ogni mese vedo aziende correre dietro all’ultimo, saltando la parte che conta davvero: la strategia. L’intelligenza artificiale ha cambiato il come si fa marketing, è vero. Ma il cosa, a chi e il perché restano il lavoro che nessuno intende fare.
Nel 2026 l’AI ha cambiato gli strumenti del web marketing, non i suoi fondamentali. Produrre contenuti, personalizzare, analizzare dati: tutto più veloce. Ma sapere chi sei, a chi parli, cosa offri e perché qualcuno dovrebbe sceglierti — la strategia — resta il lavoro che fa la differenza, e l’AI non lo fa al posto tuo. Chi rincorre lo strumento del momento e salta la strategia costruisce sulla sabbia: la tecnologia accelera quello che hai già, e se sotto non c’è una direzione accelera il niente.
Lo strumento del mese
Ogni mese esce lo strumento che «cambia tutto». Un nuovo modello, una nuova piattaforma, una funzione che promette di rivoluzionare il marketing. E ogni mese vedo aziende correre dietro all’ultimo arrivato, con l’ansia di restare indietro.
Questo film l’ho già visto. Lo vedevo con il digitale negli anni Dieci: ogni stagione il canale che avrebbe soppiantato tutti gli altri, la tecnica che rendeva obsoleto il resto. Cambiano gli strumenti, si ripete il copione. E come allora, chi rincorre lo strumento salta sistematicamente la parte che conta.
Cosa ha cambiato l’AI, davvero
Sia chiaro: non sto minimizzando. Il come si fa marketing è cambiato sul serio. I contenuti si producono in una frazione del tempo. La personalizzazione, prima un lusso, è alla portata di tutti. L’analisi dei dati è più rapida e profonda. Ed è cambiato persino il modo in cui le persone cercano e ci trovano — non più solo Google, ma anche l’AI che riporta una risposta sola.
Tutto vero, tutto importante. Ne ho scritto raccontando come è cambiato l’inbound marketing nel 2026 e chiedendomi se i contenuti scritti con l’AI si posizionano ancora. L’AI nel marketing non è una moda passeggera: è un cambiamento reale, e chi lo ignora resta indietro.
Cosa l’AI non ha cambiato
Ma c’è un però. Sotto tutti questi strumenti nuovi c’è uno strato che l’AI non ha toccato, e non toccherà: la strategia. Sapere chi sei e a chi ti rivolgi. Capire cosa offri di diverso e perché qualcuno dovrebbe scegliere te. Costruire fiducia nel tempo. Tenere insieme i pezzi in un percorso che ha un senso, invece di sparare contenuti a caso.
Questo lavoro è lento, è umano, ed è decisivo. L’AI ti aiuta a eseguirlo più in fretta, ma non lo decide al posto tuo: non sa chi sei, non sa qual è la tua mission, non può scegliere la direzione. Può solo accelerare quella che hai già definito.
L’errore che vedo più spesso
È sempre lo stesso: saltare la strategia per buttarsi sulle tattiche, sui flussi, sulle automazioni. Aziende che producono montagne di contenuti con l’AI senza aver deciso cosa vogliono dire e a chi — e il risultato è rumore, tanto, indistinguibile da quello di chiunque altro. Velocità senza direzione. Più si va veloci, più ci si allontana dal punto.
È lo stesso ragionamento che faccio quando parlo di siti web fatti in fretta o di contenuti prodotti a raffica: lo strumento abbassa il costo del fare, e questo è un bene, ma alza il valore del decidere. Più diventa facile produrre, più diventa raro — e prezioso — saper scegliere cosa produrre.
Vuoi una strategia di marketing che regga, prima di rincorrere il prossimo strumento?
Da dove ripartire
Da dove si è sempre ripartiti: dalle domande noiose. Chi sei, a chi parli, cosa offri, perché tu e non un altro. Sono domande che sembrano scontate, che nessuno strumento ti risparmia. Ma sono quelle che rimangono mentre tutto il resto cambia di mese in mese.
Una volta che hai le risposte, allora sì: lascia che l’AI acceleri il lavoro. Usala a fondo, per produrre, personalizzare, analizzare. Ma con una direzione sotto. Io lavoro così, e lo propongo così a chi mi chiede una mano: prima la strategia, poi gli strumenti — non il contrario.
Vuoi un marketing con una strategia sotto, non solo l’ultimo strumento?
Una consulenza per mettere a fuoco direzione e priorità, e poi far accelerare l’AI nel modo giusto.